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A 50 centesimi. DAVVERO.

Come mai non si trovano? Come mai non costano 50 centesimi? Dove trovarle al prezzo più basso? Leggete subito per scoprirlo!

Come mai non si trovano? Come mai non costano 50 centesimi? Dove trovarle al prezzo più basso? Leggete subito per scoprirlo!

Premettiamo che non intendiamo dire che nessuno le ha. Ma che la loro disponibilità è molto bassa, e varia moltissimo da zona a zona e in base al momento. In genere c’e’ una enorme carenza e questo è sotto gli occhi di tutti.

In passato vi abbiamo scritto vari articoli sulla sicurezza nell’ uso delle mascherine, come usarle nel modo corretto e come evitare i rischi, basandoci sulle ricerche scientifiche e sulle indicazioni dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità.

Questa volta vogliamo parlare del prezzo delle mascherine, e del come mai in pochi le stanno vendendo ora, e in pochissimi le vendono al prezzo indicato dai nostri politici. In modo per quanto possibile semplice e chiaro, anche a chi non conosce le dinamiche economiche e dei mercati.

Ormai circa 2 settimane fa, il presidente del consiglio Giuseppe Conte prometteva che dalla data dell’ inizio della fase 2, il 4 Maggio 2020, il prezzo delle mascherine monouso per la cittadinanza (altri dettagli tecnici ora sarebbero inutili) sarebbe stato fissato per legge a 50 centesimi a pezzo.

Pochi giorni dopo il commissario Arcuri ha preparato un decreto per fissare il prezzo massimo di vendita, e indicato alcune azioni che stavano venendo intraprese dal governo, tra cui contratti per la produzione di centinaia di milioni di mascherine.

Tutti i cittadini si aspettavano che da un giorno all’ altro le mascherine si sarebbero trovate in grande quantità, in ogni punto vendita, a partire dalle farmacie, e dai supermercati, e al prezzo, bloccato per legge, a 50 centesimi di euro al pezzo.

E’ ormai sotto gli occhi di tutti che le cose non sono andate così.
Non solo non si trovano a 50 centesimi, ma ce ne sono molte meno di prima ! Come mai ?


Prima di spiegare cosa è successo davvero, e che risultati ci sono stati realmente…

Vogliamo avvisarvi che se leggerete tutto l’ articolo (o se andrete direttamente alla fine), troverete un offerta per prendere 10 mascherine a 6,1 euro (0,61 €/pz) o 30 mascherine a 16,5 euro (0,55 €/pz) o ancora 50 mascherine a 24,8 euro (0,49 €/pz)

Fatto questo importante annuncio, perchè siamo certi che molti di voi siano qui per pagare le mascherine 50 centesimi l’ una come indicato dal governo, più che per approfondire i motivi per cui non sono vendute ovunque a questo prezzo, possiamo passare all’ analisi.

A tutti piacerebbe che le cose fossero sempre semplici e immediate, purtroppo nel mondo reale, per quanto sia brutto sentirselo dire, non è quasi mai così, quindi cerchiamo di dare delle spiegazioni, visto che la gente è rimasta sconvolta del fatto che la situazione reale delle mascherine non sia nemmeno lontanamente simile a quanto promesso dal governo.

Il primo punto da considerare è che il prezzo che è stato indicato, di 50 centesimi, non include l’ IVA, che come sappiamo è al 22%. Quindi il reale prezzo di vendita massimo imposto è di € 0,61/pezzo.

E’ vero che è stato indicato che l’ IVA sarebbe stata portata a zero su questo prodotto, ma non ci sono stati ancora atti per attuare questa indicazione, quindi di fatto, ad oggi il prezzo massimo è 61 centesimi, e non di 50.

Il vero problema è che il governo semplicemente non può imporre un prezzo massimo di vendita per un bene, nel libero mercato. Non fraintendete, legalmente può, ma il mercato poi reagisce di conseguenza, e tipicamente l’ effetto che si ha è totalmente opposto a quello voluto.

Cerchiamo di capire come mai. Un venditore, ovviamente non può vendere in rimessa, se proprio va male può rivendere andandoci in pari, considerando anche le tasse e le spese che ha, e questo per ovvi motivi. Poi da un giorno all’ altro entra in vigore questo decreto

Cosa succede quindi se il rivenditore ha pagato il prodotto di più (cosa che è successa praticamente sempre in queste settimane), per esempio 80 centesimi a pezzo ? Fino a ieri poteva rivenderlo in positivo e con un margine per mandare avanti la sua attività, per esempio 1,20 euro al pezzo (sono prezzi coerenti, ma presi solo come esempio). Da oggi (data in cui il decreto diviene escecutivo), può venderli a 61 centesimi a pezzo e non di più. Il venditore non può quindi venderli in perdita, ma non può nemmeno venderli a un prezzo tale da non andare in rimessa.

Il rivenditore fa l’ unica cosa che può legalmente fare, smette di vendere il prodotto fino a quando non potrà venderlo a un prezzo tale da quantomeno poter coprire le spese. Questa è la strada che ha scelto per esempio il Gruppo CRAI, che ha fatto tanto rumore sui social e anche ai telegiornali, ma è anche la strada che hanno seguito migliaia di piccole aziende, da negozi a farmacie, perchè non avevano altre possibilità.

Ora scaliamo la catena commerciale e passiamo dal rivenditore al produttore. Per fare fronte all’ emergenza moltissime aziende hanno deciso di riconvertire la loro produzione per poter mettere sul mercato le mascherine, che scarseggiavano, lo hanno fatto ovviamente nell’ ottica di un investimento che portasse vantaggi all’ azienza, che non lavora per beneficenza, ma per produrre un fatturato, e in ultima analisi per far avere uno stipendio a tutti i dipendenti, che così possono sopravvivere, pagare tasse, bollette, cibo, affitto, ecc…

Decine, anzi centinaia di aziende, si sono attrezzate comprando macchinari e anche i materiali ovviamente, e poi hanno istruito gli operai sul nuovo processo produttivo, per mettere in linea la produzione di questi nuovi prodotti, investendo in ultima analisi soldi, molti soldi, per tutto questo. Lo hanno fatto perchè le valutazioni sul mercato hanno permesso di calcolare che sarebbero rientrate dei costi e andate in positivo per queste spese. Seguendo l’ esempio precedente, vendendo le mascherine al rivenditore a 80 centesimi a pezzo, che era un prezzo che era adeguato sul mercato e permetteva di rientrare delle spese fatte.

Poi da un giorno all’ altro entra in vigore questo decreto, e se il rivenditore deve venderle a 61 centesimi senza rimetterci soldi, il produttore, per esempio non può certo vendergliele a 80 centesimi, ma nemmeno a 60 o a 50, diciamo realisticamente il prezzo (ricordiamo che sono esempi, per quanto coerenti con i prezzi che si sono visti e che sono calcolati), dovrebbe essere intorno ai 38 centesimi.

Anche i produttori si trovano da un giorno all’ altro in condizione di produrre un bene che gli costa più soldi di quelli che gli permette di guadagnare, e che non gli permette di rientrare dei costi delle spese che sono state fatte per avviare la produzione. L’ imprenditore non può, che smettere di produrre le mascherine, e aspettare di poterle vendere a un prezzo tale da poter quantomeno rientrare dei costi.

Come abbiamo visto insieme, con un minimo di spiegazioni, e capendo come funziona il mercato, questa imposizione da parte del governo, che doveva portare a una larga disponibilità di mascherine a basso prezzo per la popolazione, ha avuto come primo effetto di ridurre drasticamente la disponibilità stessa delle mascherine, in questa prima settimana di attuazione, ma andando avanti seguendo le leggi del mercato e quindi della domanda e dell’ offerta, con sempre meno mascherine disponibili (la disponibilià certamente scenderà ulteriormente), il loro prezzo di alzerà ancora di più rispetto ai mesi passati di lockdown, e questo, in barba al decreto ovviamente.

Probabilmente si arriverà a un livello tale per cui i rivenditori potranno riprendere a vendere le mascherine, e i produttori a produrle, questo pero’, guidato dalla disponibilità e dal mercato, con ogni probabilità, sarà un prezzo maggiore dei prezzi pre-decreto.

E questa è la spiegazione, speriamo abbastanza semplice e comprensibile, per cui queste azioni hanno creato l’ effetto contrario di quanto voluto dal governo, abbassando la disponibilità delle mascherine e non abbassandone assolutamente il prezzo.

Se vi interessa approfondire l’ andamento dei mercati e cosa succede in situazioni in cui i governi cercando i forzare un mercato liberale, vi consigliamo di cercare su google il saggio del grande economista austriaco Ludwing von Mises che spiega (già nel 1926) perché fissare per legge il prezzo di una merce equivale inevitabilmente a farla sparire dal mercato.



Ma adesso, come promesso vogliamo proprovi in offerta:
10 mascherine a 6,1 euro (0,61 €/pz)
30 mascherine a 16,5 euro (0,55 €/pz)
50 mascherine a 24,8 euro (0,49 €/pz)


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Prezzo di € 0,61/Pz (0,50 + IVA), sconti su ordini maggiori